Ecotourism

Ecoturismo

Campi ya Kanzi ha deciso di adottare e condividere un codice di autocondotta, impegnandosi ad osservare e rispettare ognuno dei seguenti punti:

  • Reale coinvolgimento della comunità locale.
    Nel XXI secolo conservazione vuol dire soprattutto tutelare il valore delle comunità. Campi ya Kanzi è un lodge che appartiene alla comunità Maasai, è situato nella sua terra, impiega gente locale che paga con i ricavi del turismo ed aiuta l’intera comunità tramite i progetti sovvenzionati dal Maasai Wilderness Conservation Trust.
  • Impronta ecologica sull’uso di elettricità, acqua calda e cucina.
    A Campi ya Kanzi si utilizzano solo energie rinnovabili: pannelli fotovoltaici per la fornitura di elettricità, boiler solari per la fornitura di acqua calda, stufe in ghisa a carbone alimentate con carbone ecologico ricavato da scarti di grani di caffè e sviluppato dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Campi ya Kanzi è stato il primo lodge ad adottarlo) per cucinare.
  • Impronta ambientale nell’uso dell’acqua. La necessità d’acqua del lodge viene completamente soddisfatta dalla raccolta dell’acqua piovana, poi stoccata in speciali cisterne in muratura ed in PVC. Campi ya Kanzi dispone di un bacino  di circa 10,000 metri quadrati ed una riserva d’acqua di circa 1,200,000 litri.
  • Conservazione della natura selvatica. È impensabile proporre un progetto di ecoturismo che non preveda la conservazione della natura selvatica che lo ospita. MWCT e Campi ya Kanzi hanno la stessa missione: tutelare la natura selvatica dei Maasai nell’ecosistema del Kuku Group Ranch, ai piedi dell’immenso Kilimanjaro.
  • Salvaguardia degli animali selvatici. Stesso discorso vale per gli animali selvatici: ecoturismo significa protezione delle risorse naturali. Nel nostro ecosistema la risorsa naturale di maggiore valore sono gli animali selvatici.
  • Salvaguardia della cultura. Le comunità locali sono parte integrante dell’ecoturismo. Campi ya Kanzi ha a che fare con una delle più iconiche tribù d’Africa, i Maasai, la cui cultura è ancora molto viva e merita piena protezione.
  • Collaborare con gente del luogo. Campi ya Kanzi ha uno staff di 65 kenioti, il 90% dei quali sono locali Maasai. Guide, tracciatori, donne addette alla pulizia delle tende e camerieri appartengono alla comunità.
  • Impronta ecologica nel riciclaggio dei rifiuti. A Campi ya Kanzi viene eseguita la raccolta differenziata. Tutti i rifiuti vengono riciclati: l’organico va nella composta del campo per essere reimpiegato nell’orto; gli altri rifiuti (vetro, carta, plastica, barattoli) sono riciclati, dove possibile. Quelli non riciclabili vengono bruciati in un apposito inceneritore.
  • Impronta ecologica nelle costruzioni. Tutti gli edifici del campo sono interamente realizzati con materiali sostenibili presenti in loco (rocce di lava, tetti di paglia ed erba, legni). Durante le costruzioni, il suolo non è stato rimosso, tranne negli scavi delle fondamenta, né sono stati tagliati alberi. I lavori sono stati eseguiti esclusivamente da abitanti del luogo, i Maasai, e non da ditte e costruttori esterni.
  • Impronta ecologica degli approvvigionamenti. Rifornirsi in loco è una buona pratica ambientale, ma non sempre. Scegliamo solo i fornitori che rispettano l’ambiente. Per questo, scegliamo fornitori all’ingrosso basati a Nairobi: il campo si trova in un’area in cui l’agricoltura locale non è affatto sostenibile, anzi sta portando alla suddivisione della terra. Acquistare da i produttori locali significherebbe ridurre i costi logistici, ma contribuire alla distruzione dell’ambiente.
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