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Storia

La missione del MWCT è quella di preservare l’ecosistema e la biodiversità all’interno delle terre tribali Maasai dell’Africa orientale, promuovendo la conservazione e sviluppando benefici sostenibili per la comunità. La leggendaria natura selvatica dei vasti ecosistemi delle pianure e la tradizionale cultura del popolo Maasai, stanno affrontando enormi sfide per sopravvivere e coesistere in modo sostenibile: i disagi della popolazione, la suddivisione della terra ed il sovrappopolamento, il cambiamento del clima e la siccità (come quella che ha devastato il Kenya nel 2009), rappresentano serie minacce alla natura e allo stile di vita Maasai.

Il 1° novembre 2009 il celebre attore Edward Norton scese nelle strade di New York City con tre guerrieri Maasai del Kenya, guidando una squadra di 30 corridori nella maratona di New York City; corsero per sensibilizzare e raccogliere fondi  per il MWCT.
Questa non è solo un’altra storia di una celebrità che presta il suo nome ad una causa per un evento, né si tratta solo di un’altra organizzazione che opera in modo generale su ‘questioni ambientali’ con persone indigene per la copertina di una brochure. La storia di Norton, di un italiano conservazionista e della comunità Maasai è come una finestra aperta sul mondo, in cui una nuova generazione sta portando aria nuova per la conservazione ambientale nel XXI secolo, lasciandosi alle spalle le vecchie teorie che vogliono proteggere la Natura separandola dalle persone. Noi siamo a favore di un approccio che riconosca i bisogni delle persone e ne faccia una componente cruciale per la creazione di soluzioni sostenibili a lungo termine.
Il MWCT è stato fondato da Luca Belpietro e sua moglie Antonella Bonomi. Appassionato ed entusiasta conservazionista, figlio di un cacciatore ed ex cacciatore lui stesso, Luca ha rinunciato ad una carriera di successo in finanza per perseguire quello che era il suo sogno fin da bambino: vivere e lavorare nella natura selvatica in Kenya. Con una laurea in economia e commercio, si è trasferito con la sua, allora fidanzata, Antonella in una tenda nelle Chyulu Hills, le Verdi Colline d’Africa di Hemingway, dove ha trovato il modo per preservare i leggendari ecosistemi d’Africa e fare della natura e fauna selvatiche una risorsa per le persone che effettivamente la vivono. La sua grande sfida è stata trasferire questa visione anche a quelle persone, i Maasai, notoriamente resistenti all’intrusione nelle loro terre di qualsiasi elemento estraneo alla loro visone tradizionale ed al loro stile di vita.

I Maasai che abitano l’ecosistema dello Tsavo ed Amboseli sono i padroni e i proprietari terrieri di oltre 2.5 milioni di acri: il territorio comprende grandi praterie e foreste ed è situato in una delle regioni dell’Africa orientale con la più importante biodiversità. La loro terra preserva le risorse ecologiche chiave per l’intera regione: sorgenti d’acqua, corridoi migratori ed alcuni dei più famosi parchi nazionali. Luca capì che i Maasai fronteggiavano la stessa sfida di qualsiasi altro popolo nel mondo: vivere in armonia con la terra che li supportava. Iniziò col convincere i leaders della comunità che ingenti ricavi economici dell’ecoturismo  perseguito da Campi ya Kanzi, sarebbero arrivati e che, tramite quelli, si sarebbero potuti preservare la terra, gli animali e gli abitanti del  Kuku Group Ranch.

Luca e Antonella avviarono la loro partnership con i Maasai della comunità Kuku, che possiede 1.200 kmq di pianure e foresta nebulare in cima alle colline Chyuylu, costruendo insieme ai Maasai del ranch un ecolodge chiamato Campi ya Kanzi, adagiato ai piedi delle colline, di fronte al  Kilimanjaro. Luca e Antonella gestivano il lodge ed i Maasai mantenevano il possesso della proprietà, dividendosi le entrate. Fu stabilito che venissero impiegati solo Maasai provenienti direttamente dalla comunità. Un nuovo approccio nel mercato del safari di “lusso”, definito da molti insensato, poiché Luca non avrebbe mantenuto alcun controllo sull’investimento. Questi i commenti di Luca: «Ho detto a tutti che niente mi renderà più ricco che vivere qui con la mia famiglia». Luca e sua moglie ora hanno tre bambini che parlano italiano, inglese, swahili e maa, la lingua dei Maasai e si sentono privilegiati di poter vivere tra i Maasai a Campi ya Kanzi.
Campi ya Kanzi è stata ben presto definita come una delle migliore esperienze di ecoturismo in Africa e premiato con tutti i maggiori riconoscimenti.

I Belpietro si sono resi conto che le entrate generate da Campi ya Kanzi con i $100 per ospite al giorno non erano sufficienti a soddisfare i bisogni della comunita’ Maasai: nel 2000 hanno fondato il Maasai Wilderness Conservation Trust, una Fondazione non-profit che ha dato inizio a programmi di conservazione, istruzione e sanità a beneficio della comunità Maasai. Una strategia sostenibile di gestione della conservazione per l’intera regione: «Volevo dimostrare che vivere nella natura selvaggia con gli animali selvatici può portare benefici di gran lunga superiori ai ricavi generati dal turismo e che il valore che il resto del mondo vede in questo posto può divenire un mezzo per la comunità di prosperare», queste le parole di Luca.

Una reale partnership con gli stessi Maasai è la chiave del suo successo: «Questo non può riguardare me solo, ma deve essere basato su una serie di decisioni che i Maasai prendono, su chi essi vogliono essere e come vogliono vivere il loro futuro. C’è una nuova generazione qui che vuole rimanere fedele alla propria cultura, ma che sa che deve evolversi in qualche modo per mantenere il proprio tradizionale stile di vita. Queste sono le persone che mi ispirano». Quella nuova generazione è personificata da Samson Parashina. Figlio di un capo Maasai, arrivò dai Belpietro da giovanissimo e disse loro: «Io sarò una delle vostre guide». «Gli ho risposto – disse Luca – puoi iniziare dal basso, come chiunque altro, e vedremo come andrai». Così Samson lavorò prima come cameriere, studiando nel frattempo per la sua licenza di guida professionista in Kenya. In breve tempo, divenne una delle poche centinaia di persone in Kenya con un certificato di guida Silver Level, che richiede la conoscenza dettagliata di tutti gli animali e le piante nell’ecosistema in latino. Presto divenne da guida professionista a manager del campo e, infine, Presidente del MWCT. Parashina dice di Luca: «Ho saputo che quest’uomo aveva ottime idee per preservare la nostra terra e ho apprezzato che ci abbia contattato come partners, non come qualcuno che voleva acquistare la terra e controllarla. Questo era molto importante per me. Così, mentre mio padre voleva che divenissi insegnante, sapevo che fare qualcosa del genere avrebbe avuto un impatto molto più grande sulla nostra comunità. MWCT non si pone solo l’obiettivo di costruire scuole o fermare l’uccisione di leoni in un’area… ma mostrare a una comunità tradizionale che questo persegue il meglio per noi a lungo termine». Luca dice: «Samson è una delle persone più incredibili che conosca;  mi fu chiaro immediatamente che sarebbe diventato il leader del nostro “credo”».

Norton si avvicinò per la prima volta al MWCT molti anni fa quando andò in Kenya, a Campi ya Kanzi,  per scalare il monte Kilimanjaro. Figlio di uno dei maggiori conservazionisti in America, passò tutta la vita seguendo gli insegnamenti e il lavoro del padre alla Wilderness Society, il Fondo del Grand Canyon (che il padre ha fondato), la creazione del programma della Cina per la Conservazione della Natura e il National Landscape Conservation Foundation. Il suo interesse per le strategie di conservazione ambientale è tanto profondo e radicato da diventare una seconda carriera, ottenendo riconoscimenti per il suo coinvolgimento. Premiato con il Global Citizen Award da “Harvard Center for Environmental Health” e con il “Good Steward” Award dal International Conservation Caucus Foundation al Inaugural Gala nel 2009, testimonial dei modelli accessibili di casa ecologica di fronte al “House Select Committe” e sul Cambiamento del Clima. Nell’estate del 2010 è stato nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, primo Ambasciatore delle Nazioni Unite per la Biodiversità.
Norton rimase profondamente colpito dagli sforzi del MWCT e dalla partnership tra i Belpietro e Parashina: «Facevano tutto nel modo giusto, trattando la conservazione come modo di assecondare i bisogni della popolazione in maniera sostenibile, andando totalmente al di là della consolidata e vecchia idea alla base del movimento ambientalista: “traccia una linea intorno ai luoghi migliori e proteggili dalle persone”. Anche laddove si parlava di animali unici come i leoni, è stato sostenuto a lungo un approccio di tipo “oppositivo”, che contrapponeva i bisogni delle persone ai bisogni degli animali. Luca e Samson sono due delle pochissime persone che hanno dichiarato: «I leoni sono stati studiati per decenni, ma la loro popolazione si sta estinguendo perché nessuno focalizza l’attenzione su come rendere questi animali più preziosi economicamente per i Maasai da vivi piuttosto che da morti». Credo che questa sia la tendenza verso cui si sta dirigendo la conservazione nel XXI secolo. Strategicamente parlando volevo lavorare con le persone che condividono questo mio pensiero». Norton poteva contribuire alla loro iniziativa, aveva le risorse per trasferire la loro visione ed esperienza su scala più sostenibile, aiutando il MWCT a diventare una organizzazione autosufficiente e totalmente professionale. «Avevano un grande modello, ma un piccolo supporto finanziario ed erano solamente in due! Era quasi paradossale che due sole persone fossero riuscite a fare così tanto. Ho capito sin da subito che avevano bisogno di un buon Comitato per raccogliere più fondi e inserire l’iniziativa all’interno della comunità ambientale globale, così da non dover più agire alla giornata, cosa estremamente stressante».

Promotore di un’iniziativa americana che ha raccolto oltre un milione di dollari negli ultimi due anni, Norton ha organizzato collaborazioni attive con Conservation International, Zoological Society of London, Wildlife Works, Google Earth e la società AECOM, che ha scelto il MWCT come cliente pro bono, sponsorizzando l’iniziativa della maratona. Egli ha lavorato duramente per reclutare giovani talenti e  professionisti della conservazione per incrementare lo staff del Fondo.
Insieme, hanno compiuto grandi sforzi per permettere che la visione dei Belpietro divenisse realtà: la maratona è stato il primo grande passo per fare di queste idee un network di supporto per la comunità globale. «La maratona è stato il modo più dinamico e veloce per trasferire l’idea della conservazione basata sulla comunità e invitarla a partecipare. Era importante coinvolgere sempre più attivamente anche i nostri partners Maasai in tutte le iniziative. I Maasai sono veri e propri sportivi; correre fa letteralmente parte della loro cultura e tradizione di guerrieri e perciò è stato molto naturale far partecipare le nuove generazioni di “eco guerrieri” alla maratona di NY per la loro comunità”, dice Norton.

Chiedendo a Norton perché lui ed altri scelgano di prendersi cura di una comunità e di un ecosistema così lontani, ci si sente semplicemente rispondere: «Bhè, perché questo è il modello che si dovrebbe adottare in tutto il mondo! Chi é interessato all’impegno globale per la sostenibilità, non può non abbracciare questo approccio giusto e innovativo. L’Africa é il luogo da cui tutti proveniamo ed i suoi  animali sono quelli della nostra immaginazione più ancestrale. Pensiamo se solo qualcuno dovesse spiegare, guardando la foto di un leone, al proprio figlio o nipote, perché quell’animale non esiste più. Sarebbe terribile e potrebbe succedere se non si farà uno sforzo per preservare l’Africa, i suoi animali ed i suoi abitanti».

Il 1° novembre 2009, tutti e trenta i corridori del MWCT, tra cui Norton, Belpietro, Samson Parashina e due altre guide professioniste Maasai, completarono la maratona di NY. Il team raccolse oltre $1.2 milioni per sostenere il loro lavoro.

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