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Il futuro dei Maasai?

In Kenya convivono oltre cinquanta tribù di nativi. All’inizio del XX secolo i Maasai rappresentavano la popolazione dominante. Oggi non è più così numericamente, ma sono tra i pochi ad aver conservato gran parte delle loro tradizioni, dello stile di vita e dei propri costumi. Come gli animali selvatici con i quali convivono, i Maasai hanno bisogno di molta terra; a differenza di altre tribù presenti in Kenya, i Maasai sono seminomadi e vivono pascolando mandrie di mucche e capre. Il loro dio è Engai, creatore della tribù, che ha donato loro tutto il bestiame del mondo e creato poi gli altri esseri umani.

I Maasai, con l’espressione “Ndorobo”, che significa povera gente, si riferiscono alle tribù confinanti di agricoltori e cacciatori. Misurano la ricchezza di una popolazione dal numero di bestiame: chi non ne possiede è considerato povero. I Maasai non avevano villaggi con edifici stabili; al loro posto costruivano “enkang” (recinto) per ogni gruppo di famiglie. L’enkang era formato da una serie di capanne, una per famiglia, ed era chiuso da un recinto circolare di cespugli spinosi. Le donne di ciascuna famiglia costruivano le capanne con sterco di bestiame e argilla. Periodicamente, i gruppi abbandonavano il proprio enkang per costruirne uno nuovo in un’area con più acqua e pascolo. Un’antica forma di nomadismo: oggi quasi del tutto scomparsa.

Laibon”, che in lingua Maa significa “stregone”, o meglio “colui che ha visioni”, era un capo spirituale in grado di prevedere il futuro. Mbatiany, uno dei piu’ celebri “Laibon”, verso la metà del XIX secolo ebbe una tremenda visione: un serpente di metallo stava arrivando dalla costa, insieme a persone dalla pelle del colore dei fenicotteri, per invadere le terre Maasai. Al suo arrivo, le cose non sarebbero mai più state le stesse per i Maasai! Ma i guerrieri, come sempre coraggiosi, non temendo questo arrivo, gli dissero di lasciarlo entrare nelle loro terre perchè lo avrebbero combattuto e vinto. Il Laibon aveva ragione: il treno (il serpente di metallo apparso in sogno) con i primi coloni europei (persone dalla pelle colore dei fenicotteri) arrivò nell’ultimo decennio del XX secolo, alcuni anni dopo la sua morte, costringendo ad accordi terrieri i suoi figli, Olonana (noto come Lenana) e Senteu.

Fino all’arrivo dei coloni europei, i Maasai occupavano le terre più fertili. I coloni deprivarono i Maasai della loro terra migliore. Da allora i Maasai non hanno avuto vita facile nell’Africa moderna. Questa fiera popolazione lottò per preservare il proprio territorio, ma le loro lance non potevano competere con le truppe armate britanniche e ai loro “avvocati” non venne mai data possibilità di difesa nelle corti britanniche. Nel 1904, i Maasai firmarono un primo accordo, perdendo la parte migliore della loro terra. Sette anni più tardi, nel 1911, un altro accordo molto controverso fu firmato da un piccolo gruppo di Maasai:  la terra più fertile a nord (Laikipia) fu ceduta ai coloni bianchi. Fu una scelta di cui non si compresero a pieno le conseguenze. Con questi due trattati, i Maasai persero circa i due terzi delle loro terre e furono trasferiti in zone meno fertili del Kenya e della Tanzania.

Mentre i Maasai hanno persistito nel mantenere le proprie tradizioni, altre tribù del Kenya sono riuscite ad adattarsi meglio al “progresso” dei tempi moderni. E mentre il Kenya si è indirizzato verso la crescita della popolazione e dell’agricoltura, i Maasai pagano queste scelte.
Lo sviluppo degli ultimi anni di una specifica forma di ecoturismo (come quella perseguita da Campi ya Kanzi) è stato molto positivo per i Maasai. Sebbene altre tribù in Kenya considerino gli animali selvatici come fonte di sostentamento o minaccia per i loro raccolti, i Maasai hanno dato prova di essere capaci di convivere con loro. Tuttavia, meno terra per una popolazione in continua crescita come quella del Kenya significa meno terra anche per i Maasai, per il loro bestiame e per gli animali selvatici. Sempre più spesso si verifica che un leone predi una mucca o qualche capra e venga ucciso per autodifesa dai Maasai. Se in passato, l’uccisione per avvelenamento era inaudita ed i leoni erano coraggiosamente cacciati a piedi da guerrieri armati semplicemente di lance, al giorno d’oggi l’avvelenamento è divenuto un metodo comune e, purtroppo, molto efficace. Le carcasse del bestiame vengono avvelenate con un pesticida, facilmente disponibile nel mercato.
Il risultato è che i leoni sono una specie che sta lentamente scomparendo: fino a dieci anni fa se ne contavano ancora cento mila, oggi il numero è sceso a circa 14 mila individui. Il MWCT ha introdotto un programma di compensazione, rimborsando il bestiame ucciso da leoni e da altri predatori. Il programma “Wildlife pays” è sostenuto dai $100 che ogni ospite a Campi ya Kanzi versa al giorno; il programma  impiega guerrieri Maasai come “guardie” dei leoni (più leoni = più occupazione).
In passato i Maasai e gli animali selvatici convivevano in equilibrio che, se ripristinato, mostrerebbe ai Maasai il valore economico degli animali selvatici. In questo modo, il futuro della terra e del popolo sarebbero assicurati. Questa pacifica convivenza é la base per un turismo a basso impatto, ecologico e solidale, come quello sostenuto da Campi ya Kanzi. Kuku Group Ranch, dove il campo é situato, dispone di  1.200 kmq. di terra ed é occupato da solo poche migliaia di Maasai. Una terra ricca di animali selvatici, che confina con lo Tsavo West National Park, Chyulu National Park e Amboseli National Park, rappresentando un corridoio vitale ed un’area di dispersione per questi tre Parchi Nazionali.

Ecoturismo, nel senso di un’attività economica a basso impatto ambientale, é ciò che Campi ya Kanzi significherà per te ed è ciò che significa per i Maasai: il lodge é di proprietà Maasai. Noi siamo partners nella protezione degli animali selvatici, ma abbiamo bisogno di te per rendere il progetto ancora più sostenibile. La quota per la conservazione di $100 richiesta ad ogni ospite per ogni giorno di permanenza al campo, viene interamente devoluta al Maasai Wilderness Conservation Trust e spesa in favore dei Maasai della riserva.
Il Trust impiega più di 200 kenioti, come insegnanti di scuola, rangers per proteggere gli animali selvatici, un medico ed infermieri nei dispensari.

Condividendo la loro vasta terra con un massimo di 16 visitatori, i Maasai del Kuku Group Ranch hanno due benefici:

  • conservano le loro terre in uno stato naturale
  • preservano il loro tradizionale modo di vivere e la loro dignità.

Quello che Campi ya Kanzi e MWCT cercano di raggiungere é sostenere “i dividendi della conservazione” per i Maasai della riserva, così che la terra possa essere preservata ed appartenere ad un’unica proprietà, senza essere suddivisa. I Maasai che vogliono continuare ad adottare il loro tradizionale stile di vita, potranno farlo!

Grazie alla tua visita a Campi ya Kanzi aiuterai  i Maasai a conservare il loro patriomonio culturale e faunistico. Partirai non portandoti via qualcosa, ma lasciando a Campi ya Kanzi qualcosa di te. Ti arricchirai di un’esperienza umana in più, che speriamo possa accompagnarti negli anni a venire. Ci auguriamo, inoltre, che Campi ya Kanzi, come esempio di ecoturismo genuino e sostenibile, possa essere un modello replicabile per occuparsi dei bisogni di altre comunità tribali in Africa e in altri continenti.

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